YouTube, svolta a pagamento: la musica in video insegue il modello Spotify

YOUTUBE prepara la svolta a pagamento? Sarebbe una mezza rivoluzione per il servizio che ha cambiato il modo di fruire la musica nel mondo e ribaltato l’universo discografico. In un primo momento, stando alle indiscrezioni fatte filtrare qualche giorno fa da Billboard, sembrava che la piattaforma di Google stesse per lanciare un servizio di video on-demand. Più passano le ore più sembra che, da una parte, i tempi possano essere più rapidi del previsto  –  lancio entro Natale per cavalcare il clima di festa?  –  dall’altra che potrebbe trattarsi anche di qualcosa di più ampio. Un modo per scendere in campo, soprattutto nel comparto mobile, con un’app del tutto ridisegnata, contro i giganti della musica in streaming come Spotify, da qualche mese in Italia, Deezer, iTunes Radio, Rdio, Pandora e molti altri.

Un passo che proseguirebbe nella strada già aperta lo scorso maggio con Google Play All Music Access. Anzi, è proprio su quella base, e sugli accordi con le major discografiche, che si spiegherebbe un’operazione del genere. Con l’aggiunta dell’elemento video, ovviamente, a fare la differenza. Si tratta d’altronde della tipologia di contenuto che fa segnare la crescita più marcata, in particolare su mobile: il 40 per cento del traffico del sito passa al momento attraverso tablet e smartphone, appena due anni fa era il 6. E, fino ad ora, era l’unica tipologia a muoversi ancora nell’ambito della gratuità. Anche se sotto molti punti di vista  –  batteria ed esperienza più invasiva del video rispetto alla musica in sottofondo mentre usiamo il dispositivo per altri scopi  –  la scommessa è tutta da testare sul campo.

A quanto pare, proprio sulla falsariga dell’offerta della società anglosvedese, Youtube dovrebbe proporre agli utenti un paio di modalità di abbonamento: ascolto e visione gratuiti ma con pubblicità  –  e quindi in sostanza la situazione attuale  –  oppure premium (cioè a pagamento), senza interruzioni e con la possibilità di scaricare i brani per ascoltarli quando non si è connessi. Bisognerà anzitutto verificare l’invasività del carico pubblicitario rispetto ad ora. E non è chiaro se l’offerta riguarderà solo un certo catalogo, una selezione dei videoclip da tutte o solo alcune major oppure potrà in prospettiva allargarsi anche a contenuti di tipo diverso.

Non per forza clip musicali, insomma, ma magari tutorial, che vanno fortissimo, guide, trailer e così via. Spingendosi, chissà, fino a film e serie tv, andando a pestare i piedi a Netflix. Per ora, fantascienza. Secondo il New York Times, che è tornato sulle indiscrezioni, il servizio dovrebbe costare circa 10 dollari al mese. Obiettivo: aumentare le royalties per etichette ed editori musicali.

YouTube, svolta a pagamento: la musica in video insegue il modello Spotify

Una delle sedi di YouTube

La ragione fondamentale della nuova strategia? Oltre ai diritti, quella di poter disporre di maggiore flessibilità nella distribuzione e nella vendita dei contenuti musicali con meno restrizioni. Senza contare che la mossa dell’abbonamento potrebbe in fondo aprire la strada a una serie di altre novità negli altri servizi di Mountain View. Vedi alla voce Google Glass, tanto per citarne uno.

Insomma, l’idea è che l’utenza premium potrebbe essere lanciata su Youtube e poi “allargare” i propri effetti ad altre offerte di Big G, da Google Play All Access alle applicazioni per gli occhialini. Un po’ come il famoso ID Apple, passpartout per tutti i servizi di Cupertino. Infine, la svolta permetterebbe alla piattaforma di videosharing di fare piazza pulita dei contenuti non autorizzati, spesso comunque rimossi, rimodulando più intelligentemente l’offerta e l’immenso archivio musicale. Puntando magari a uno streaming legato a quel punto agli interi album degli artisti, che spesso rendono invece disponibili solo due o tre singoli dai propri lavori.

In ogni caso, bocche cucite a San Bruno, quartier generale californiano del gruppo: “Lavoriamo in continuazione su modi nuovi e migliori per favorire la fruizione dei contenuti di Youtube su tutti gli schermi  –  ha detto un portavoce  –  dando anche ai partner più opportunità per raggiungere i propri fan. Ma al momento non abbiamo nulla da annunciare”.

Tuttavia sembra che l’attesa sia alta, non fosse altro che per le dimensioni del nuovo concorrente: “Youtube è il più grande motore di ricerca e di scoperta della musica al mondo  –  ha detto al Nyt Richard Greenfield, media analist di Btig Research  –  chiaramente ci sono persone che sarebbero disposte a pagare e altre a usare la piattaforma gratuitamente. Si tratta solo di costruire un’esperienza migliore per l’utente”. 

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