Ultrabook: come sono nati i portatili ultrasottili pensati da Intel

Introduzione

Nel 2006, anche se le vendite di portatili crescevano costantemente da circa un decennio, Intel sapeva che prima o poi avrebbe avuto un problema. Il livello d’innovazione nei notebook era in calo, per non dire stagnante. Esistevano workstation mobile ingombranti e prodotti relativamente sottili e leggeri per l’epoca, ma nessuno apriva la strada verso una nuova era.

L’autonomia era insufficiente per lavorare durante un lungo viaggio aereo. La potenza dei processori non era all’altezza e i design apparivano spesso scadenti. Nulla aveva scosso il mercato mobile dall’arrivo di Centrino nel 2003. E mentre le vendite crescevano (il 2007 è stato l’anno in cui le vendite di notebook hanno sorpassato quelle dei desktop), l’unico modo che i produttori avevano per incrementare la propria quota di mercato era una guerra dei prezzi.

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I dati di NPD Group dicono che il prezzo medio di vendita dei notebook con Windows scese a poco più di 400 dollari nel novembre 2011. Nessuno faceva realmente soldi con quei listini, Intel inclusa. L’azienda di Santa Clara però aveva un piano. Transmeta, azienda che realizzava architetture a basso consumo, aveva dimostrato che c’era richiesta di processori a basso consumo e progetti in grado di metterli al centro. Il primo chip ULV (ultra-low voltage, a 1,35 V) di Intel era un Celeron, e uscì nel febbraio 2000.

Nel 2006, quindi, l’idea di realizzare processori indirizzati a specifici fattori di forma non era certo nuova. La vecchia Intel che aveva una mentalità “processore-centrica” in cui prima veniva il prodotto e poi ciò che potevamo farci, sparì per far spazio a un’azienda con un mantra: “non sono i chip che contano, bensì quello che potete farci”.

In altre parole, la mobilità non era velocità, era esperienza. Un concetto che AMD aveva capito da anni, ma che non è mai riuscita a trasmettere compiutamente ai consumatori. Così Intel si prese del tempo per studiare l’approccio delle persone al mobile computing e quali tipi di esperienze volevano. Da lì emerse una strategia a lungo termine che oggi identifichiamo con il nome Ultrabook.

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Intel aveva iniziato a capire che i notebook dovevano essere molto più sottili e leggeri rispetto a quelli prodotti sino a quel momento. Le persone erano disposte a barattare alcuni pollici nella dimensione dello schermo per una maggiore comodità. Processore e archiviazione dovevano essere di pari prestazioni con le soluzioni desktop, ma allo stesso tempo tutti volevano che l’autonomia migliorasse in modo rilevante.

Intel mise insieme queste idee e cercò di diffonderle nel settore dei produttori OEM. Tutti ascoltarono, ma solo Apple però sembrò cogliere il succo del messaggio. Quando Steve Jobs presentò il primo MacBook Air nel 2008, quel portatile che stava in una busta delle lettere integrava un processore Intel Core 2 Duo “Merom” ed era il più sottile di sempre. Fu un inizio.

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