Svolta alle Poste: arriva il semaforo elimina-code "Mai lunedì alle 10, meglio giovedì dopo le 14"

ROMA – A Grosseto è meglio stare alla larga dall’ufficio postale del centro il 25 e il 26 del mese. È ingolfato, ci sono gli impiegati statali di un ente del Tesoro che vengono a prendere lo stipendio. E pure il lunedì è una giornataccia: il semaforo segnala code sicure dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16 e 30 in poi. A Reggio Calabria, succursale centrale, evitare il 16 e il 17 del mese: si trova la massa dei pensionati dell’Inpdap a fare la fila. E se vi state ancora chiedendo perché il 24 ottobre c’era inaspettatamente quella calca, la risposta è che il vicino ufficio Reggio 1, sul lungomare, era chiuso per lavori di adeguamento. Non vi lamentate, il semaforo l’aveva detto.

Che poi l’ultima invenzione delle Poste Italiane per risolvere l’atavico problema delle code nei suoi 13.000 uffici sparsi in Italia in realtà più che un semaforo è un calendario “dinamico”. A geometria variabile. Tiene conto di tutto: feste patronali, turni e ferie del personale, caratteristiche della popolazione locale, usanze, persino il traffico e la mappa dei lavori in corso. Il cartello, piazzato all’ingresso e rinnovato ogni mese, ha giorni rossi, gialli e verdi. Rosso: state a casa che è meglio, troppa gente. Verde: andate pure, è una passeggiata. Giallo: terno al lotto, può darsi che ve la sbrighiate in cinque minuti o in un quarto d’ora. Non solo. Indica con precisione quali sono gli orari buoni durante la settimana. Ad Andria, per esempio, è un disastro il lunedì, martedì e mercoledì dalle 10.30 alle 12.30. È una città con molti pensionati che scelgono tradizionalmente la tarda mattinata per pagare le bollette e inviare raccomandate. A Pinerolo, invece, terra di professionisti e impiegati, gli uffici postali si affollano dalle 16.30 in poi: dopo l’uscita dal lavoro e soprattutto di lunedì.

Il semaforo di Poste, in sperimentazione dal primo ottobre scorso in una trentina di uffici postali di medie dimensioni da Nord a Sud, promette bene. Stando ai primi dati, è riuscito a tagliare i tempi di attesa del 10-15 per cento. È un risultato. Per una volta pure i sindacati sono contenti, e questo – per chi conosce la conflittualità interna all’azienda – è un risultato anche più grande. “L’iniziativa è davvero utile – commenta Mario Petitto, segretario generale Flp-Cisl – informa gli utenti e serve a noi operatori. Mi ricorda le partenze intelligenti di Autostrade. Prima o poi però andranno istituiti gli sportelli dedicati, per diversificare le file a seconda di cosa bisogna fare. Solo così non vedremo più code e risparmieremo tempo”.

Parlare di code fa venire l’orticaria non solo ai clienti, ma anche a ogni amministratore delegato di Poste. È una questione antica, tanto delicata quando difficile da risolvere. In alcune zone di Roma, Napoli, Bari, Foggia, Caserta, Salerno si sa quando si entra nell’ufficio, ma non quando si esce. Qui l’attesa, in alcuni periodi critici, non scende mai sotto la soglia dei 50 minuti, quando la media nazionale è molto più bassa, intorno ai 16 minuti. E ci sono ancora paesi del Sud, tipo Orta di Atella nel casertano, dove alle 4 di mattina dei primi giorni del mese ci sono gli anziani già in fila. Eppure nel pomeriggio l’ufficio ha un’affluenza normale, ma l’abitudine è più forte del buon senso.

L’idea del semaforo nasce da lì, dalla gestione del ritiro delle pensioni per sei milioni di italiani. Diventata emergenza all’inizio del 2012 quando il governo ha vietato i pagamenti superiori ai mille euro. Lo strumento preferito per farsi accreditare pensione e stipendio è diventato allora il libretto postale, per due motivi: perché era già molto utilizzato e, soprattutto, perché è gratuito. Con la non indifferente conseguenza, però, che nei primi cinque giorni del mese, quando vengono erogate quelle dell’Inps, e il 16-17 quando arrivano quelle dell’Inpdap, gli uffici postali si trasformano in suk. Urla, nervosismo, perdita di tempo. Da qui l’idea di comunicare agli utenti, con il semaforo, il traffico dell’ufficio postale. Per fare “accessi intelligenti” agli sportelli. Se l’esperimento funziona, come sembra, sarà applicato su tutto il territorio. Intanto però alle Poste tremano per il prossimo 2 novembre, il sabato più nero dell’anno: il giorno prima è festa, quello dopo è domenica, gli uffici saranno un delirio perché dovranno smazzarsi il lavoro di tre giorni in mezza giornata. Prendere nota.

About News