SIAE all’italiana: l’efficienza mette a rischio i conti

La SIAE andrebbe in bancarotta se adottasse strumenti digitali avanzati per la gestione delle sue attività. L’avvocato specializzato in IT, Guido Scorza, ha ricostruito il meccanismo che consente alla Società Italiana degli Autori ed Editori di continuare a stare in piedi, senza per altro affrontare il suo debito da circa 1 miliardo di euro (bilancio 2012).

“Le iniziative assunte nel corso dell’esercizio hanno creato le condizioni per un equilibrio economico strutturale ed hanno generato utili di bilancio (€ 18,7 milioni) più che sufficienti a ripianare integralmente le perdite pregresse (€ 17,7 milioni)”, ha dichiarato recentemente Gian Luigi Rondi, Commissario straordinario della SIAE. Il suo compito in verità è terminato, considerata la designazione del neo presidente Gino Paoli. Però quel che non è cambiata è la sostanza del problema.

I conti tornano?

Il bilancio cosiddetto “positivo” non è dovuto alla raccolta dei diritti bensì a un incidente assunto a patologia cronica del sistema. Dato che l’incasso e la ripartizione nei confronti degli associati è lentissima, SIAE ne approfitta per investire in prodotti finanziari. Ecco come genera quel plus. Il risultato di esercizio del 2012 (+18 milioni) è per lo più dovuto all’abilità dei consulenti. Dopodiché resta il fatto che in SIAE si spendono 190 milioni di euro per incassarne poco più di 160.

Pare che siano state attuate nuove strategie per rendere la macchina più efficiente, ma forse questa rischia di trasformarsi in veleno più che medicina. “Sembra un paradosso: meno SIAE è efficiente nel riparto dei diritti e più guadagna“, scrive l’avvocato Sforza.

“Difficile credere che nel 2013 per ripartire i diritti d’autore siano davvero necessari i tempi pachidermici della SIAE o, almeno, difficile credere che cambiando le regole del riparto e, magari, facendo rotta verso un sistema di riparto più puntuale ed analitico non si possa comprimere e ridurre i tempi di versamento dei diritti a ciascuno dei titolari”.

Insomma, è come se la lentezza facesse gioco alla causa SIAE. E l’efficienza mettesse a rischio i conti.

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